Le accuse vanno dall’associazione a delinquere finalizzata a favorire gli interessi di Cosa Nostra, in particolare la famiglia Pietrapersa di Enna, a riciclaggio e frode fiscale. Nel mirino della Dda il consorzio Dominus, che allestì per conto della controllata della Fiera, Nolostand, i padiglioni di palazzo congressi, auditorium, Francia, Qatar, Guinea, e lo stand Birra Poretti.
Funzionava così: Fiera Milano delegava la realizzazione della opere necessarie a grandi manifestazione internazionali (come il Salone del mobile e la Borsa del Turismo) alla controllata Nolostand. E quest’ultima assegnava gran parte dei lavori alla società consortile “Dominus”, amministrata da “teste di legno”, ma di fatto riconducibile a Giuseppe Nastasi e Liborio Pace.
Secondo l’ordinanza d’arresto, le indagini hanno dimostrato “una serie di elementi relativi all’infiltrazione mafiosa”. La figura principale è quella di Giuseppe Nastasi, “un imprenditore che si occupa di allestimenti fieristici e che, insieme ad altri soggetti che fungono da prestanome, commette una serie di reati tributari per importi assai rilevanti”.
Nell’ordinanza si legge che “Nastasi è apparso subito in rapporti molto stretti con Liborio Pace (con cui è socio), già imputato per appartenenza alla famiglia mafiosa di Pietraperzia e che dalle indagini appare come elemento di collegamento con detta famiglia partecipando all’attività di riciclaggio del denaro provento dei reati tributari”.
Delitto di Fermo, Mancini: "Voglio donare i miei beni alla vedova" Amedeo Mancini tramite il suo avvocato fa sapere di voler mettere a disposizione della vedova del nigeriano morto un terzo di casa e un pezzettino di terra lasciatagli dal padre. Il giorno dopo i funerali di Emmanuel Chidi Nnamdi, l'ultrà Amedeo Mancini compare davante al gip per l'udienza di convalida del fermo. Mancini, come ricordiamo, è stato fermato per omicidio preterintenzionale con l'aggravante dell'odio razziale. Difeso dall'avvocato Francesco De Minicis, Mancini è stato fatto uscire da un ingresso secondario del Tribunale di Fermo e riaccompagnato nel carcere di Marino del Tronto. Il gip Marcello Caporale si è riservato qualche ora per decidere se scarcerarlo o meno. Mancini, come riferisce il suo avvocato, "riconosce di avere una responsabilità morale ma non giuridica" del nigeriano. E fa sapere di voler mettere "a disposizione della vedova tutto quello che ha, un terzo di casa colonica e un pezzettino di terra lasciatagli dal padre". L'avvocato De Minicis non ha formalizzato la richiesta di arresti domiciliari ma si è rimesso alle valutazioni del giudice. Come riferisce l'avvocato De Minicis, Mancini ammette di aver insultato la compagna di Emmanuel, chiamandola "scimmia africana", e di essersi difeso con un pugno quando il nigeriano lo ha aggredito. Ma ha anche ribadito di non avere avuto alcuna intenzione di uccidere. L'esatta dinamica di quanto accaduto deve ancora essere chiarita, specie dopo la testimonianza di una seconda donna che sostiene di aver visto Emmanuel Chidi Namdi colpire Mancini con un segnale stradale. Solo in seguito Mancini avrebbe reagito sferrando un pugno al profugo. Pugno che gli è stato fatale.
arturnet a la casa vostr
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